La realtà ideale

Un pensiero nudo non puoi spogliarlo. E, se è pensato con passione, porta con sé la sua essenza fin dal principio.  La parola inganna quando è abbinata a un volto. La scintilla esce dalle labbra, vola nel vuoto dello spazio e attraversa qualcosa che svanisce all’istante. Anche le parole, per quanto apparentemente prive di corpo necessitano di un punto d’appoggio. Altrimenti non producono nulla di concreto e girano a vuoto su sé stesse. Quelle messe nero su bianco sono qualcosa di profondamente diverso: non tornano indietro. Determinano un tempo in cui è presto per parlarsi, ma troppo tardi per fare silenzio…

Presi la decisione, i dubbi che occupavano il centro della scena si spostarono lateralmente. Salutai le certezze con accento sciolto e garbato. Impugnai la scelta con entrambe le mani e cominciai la lenta ascesa lungo il filo del discorso. Passo dopo passo, azione dopo azione. Mi sentivo lassù, accanto all’ideale. Poco a poco quelle altezze si facevano confortevoli, spaziose e traboccanti di emozione. Finché giunsi ad un crocevia piuttosto lontano dalla partenza. Era quasi sopra di me, tanto che i miei pensieri persero contatto con ciò che li circondava. Mi piegai all’indietro. Mi sottrassi al divertimento per aprirmi alla gioia. Vedevo solo utopia, la nostra isola, e il mare. Nient’altro…

La purezza di quell’immagine si impresse nella mia mente e ancora oggi è qui nella sua esilarante immediatezza, totalmente presente. Ovvero quella curva dell’esistenza, che non si nasconde alla responsabilità, ma la guarda dritta in faccia. Fino al limite del possibile intarsio. Considero quello sprazzo di luce vivissima più importante di interi decenni di ricordi. Si va verso il tempo e non si attende che il tempo venga verso di noi. Quello che voglio dire sparisce. Resta solo quello che capisci tu. Il problema di comunicare, è questo.

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