E’ ora di svegliarsi, anche se non è primavera

Bisognerebbe tornare a interessarsi alle persone indipendentemente dal loro nome. Riscoprire la gioia di ritrovarsi insieme senza sapere nemmeno chi siamo. E farne un universo. Ho sempre preferito togliere, mai aggiungere. Le cose quando sono in abbondanza non danno più appetito. Vivo la felicità della privazione. Ogni rinuncia può diventare una fonte di gioia. Offrirti una possibilità nuova. Può darsi da fare e farti godere…

Non è tanto importante il nome. Ma cosa c’è dietro, quel nome. Se fa una cosa perché crede sia giusto, o la fa perché ha una convenienza nel farla. Se penso alla mia identità non penso a come rappresentarla, piuttosto a come nutrirla. Il contenitore non mi desta curiosità, è l’emblema di una deriva culturale dove l’apparenza conta più della sostanza…   

RaffaPa è un nome composito di un ieri e oggi che provano a parlarsi. Non è un nascondersi. E’ firmare la rinuncia a essere perfetti. A quel sapere diffuso socialmente e incarnato nella scienza della produzione. Dove conta come ti presenti. Dove devi risultare simpatico, “saperci fare” e andare alla cena giusta. Preferisco non offrire quell’identikit che si materializza in un rimbalzo, nello stesso tempo imponderabile, e senza peso. Quel carattere che non è più una facoltà, ma diventa un esercizio di virtualità e un’equivalenza a merce…

Se è ciò che penso di conoscere che spesso mi impedisce di conoscere, allora cerco di dimenticare me stesso. Sono solo quello che tu pensi io sia. Nient’altro. La vita non è una rappresentazione. Nella vita in fondo si diventa, e voglio assumermi la responsabilità del diventare. Non credo all’eroe americano che, in solitudine, cambia il mondo. Ricchezza per me è ancora un bene collettivo. Fatto di una comunità di persone. Dove sono i lavoratori (contenuto), non i datori di lavoro (contenitori), a renderla possibile…

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