Room 296

Per anni mi sono detta: non adesso, più tardi. Quando vorrò mollare tutto, mi basterà richiamare alla mente il sollievo a slacciarsi le abitudini rafferme, il modo guardingo che hanno le cose di posarsi sul tempo…

Mi basterà ricordare come giorno dopo giorno le speranze si affondano attraverso le attese dentro la pelle, rivedermi mentre mi fermo per staccare le ansie dalla spugna del presente. Pensavo che mi fosse bastato questo, per cominciare…

E gli elementi eterogenei dell’identità, della pienezza, della necessità, della coerenza, i materiali della mia vita che sembravano messi insieme quasi per caso, ammucchiati nel quadro astratto del possibile, lentamente, sarebbero tornati a prender forma…

Le compagne, gli amici, qualche spessore inedito, alcuni beni perduti…

Battersi in questo Universo delle Prealpi Sognanti risponde alla necessità concreta di rifiutare il depositarsi delle insoddisfazioni lungo le giornate e gli anni, non venire a patti col fragile involucro del grigio e banale quotidiano che ripete l’effimero…

E avvicinarmi a un mattino che per il suo contorno difforme è più difficile far quadrare con gli altri…

Libera Pensatrice, Room 296

É una tentazione irresistibile quella di essere parte di un mondo che apparentemente funziona. Dominato dall’intrattenimento, assediato da bisogni indotti, che approfitta della potenza del nostro spirito di adattamento per farci apparire plausibile, o normale, ciò che normale non dovrebbe essere. Da sempre ci riconosciamo in questa rampa di abbordaggio alla vita, in quel miserabile incedere che spinge l’umanità verso il “vorrei solo farmi gli affari miei”. Siamo sempre riusciti a tollerare questa normalità sconcia, fatta di corruzione, corrosione morale, sorda e sotterranea disgregazione civile. Amiamo il sogno ben chiuso nel cassetto, al riparo dagli occhi, insediato nella sicurezza di ordine individuale, contrario ad ogni trasformazione del presente. Così dissero i personaggi di Metodo Scientifico e Vita Natural Durante, al tempo…

Metodo Scientifico & Vita Natural Durante, Room 296 

È una tacca luminosa e netta sul registro personale dei nostri peccati. Non vedere il cielo, ma riprodurre il rumore dell’acqua in una fontana verde e azzurra, nel cemento, nella falsità e nella luce al neon…

Tempo Libero, Room 296

 

Filo del Discorso, Room 296

 

 

Guarda il film di una vita vista al centro di una prospettiva distorta, i suoi occhi rilucono come quelli di una società raggomitolata tutta su se stessa, rassegnata alla solita ipocrita partecipazione che rovina l’esistenza agli innocenti…

Italiano Medio, Room 296

Io, a ogni modo, preferisco non parlarti di questi tempi moderni che suonano sempre molto eruditi. Fermi alle prime impressioni, così gonfi di parole piuttosto monotone e tristi. Userò questo spazio, di tanto in tanto, per prendere aria; sconfiggendo così il contrarsi del tempo. Sono spesso incapace di trovare qualcosa da dire mentre passeggiamo intorno al presente…

D’Altro Canto, Room 296

 

Vengo meglio mossa. Quando assemblo tratti dispersi e imbottigliata nel traffico dei pensieri, stappo la fantasia. Dove si crede che una certa cosa è possibile, si discopre quell’audace immaginazione che ti vuole bene per come ti pensa e non per come ti vede…

Quello che c’è da salvare non è il principio del giusto, ma è la giustizia. Allora chiudo la bocca per poter parlare, spodesto la ragione e cambio colore al conformismo…

Eterea, Room 296

 

«Che disegni, Erit?» Una linea lunga per il busto. Due linee corte per i moncherini. Due linee più lunghe per le gambe. Un pallino in cima… gli ometti: una sorta di dimora signorile zeppa di macerie, reali e psichiche, disidratata dalla prostituzione del denaro…

A Testa Alta, Room 296

 

La lettura prosegue convinta, e io non intendo incrinare le sue certezze: statevene buoni in disparte, e che nessuno si sogni di pensare che cambi qualcosa da qui a poco…

Oggi o Domani, Room 296

 

Riconoscersi in un giorno di partecipazione, non di vittoria. Il giorno che ne ha piene le scatole delle trombe che intonano il silenzio, delle bocche che parlano ma non dicono, dei minuti spartiti, delle ore col lifting spacciato per realtà…

Calendario Civile, Room 296

 

Cerco sempre di lasciare nella vita lo spazio a qualcosa che ancora non esiste…

Valore Etico, Room 296

 

Non sono stanco. Posso fornicare ancora per secoli mentre adorno i sordidi tabù freudiani. Il desiderio non dovrebbe prenderlo in quel posto. Allora girarsi di schiena diventa un verso poetico. E inginocchiarsi un processo creativo. Lungo il fiume delle natiche si contrae una regione di spazio che mi cerca e mi fa segno di entrare. Un campo gravitazionale così intenso che ogni stereotipo che scivola da quelle parti viene non solo attratto, ma anche catturato. Non sei un’allieva. Non sono un discepolo. La rivelazione è un atto unico. Che volta le spalle a Freud…

Domenica, Room 296

Preparava la notte promessa, eletta e attesa. Faceva dei manifestini che annunciavano “Amatemi e anch’io vi amerò”. Spiegavano come potevamo diventare proprietari del divertimento a un prezzo stracciato e irripetibile…

E invitava i più ricchi e generosi a partecipare alla nascita di questa nazione morta, ridotta in uno stato di abietta e cieca obbedienza agli ordini di un sedicente messia…

Serafica, Room 296

 

La cultura, a furia di nominarla, la vediamo ovunque. Ci ruba la casa, il lavoro, e ci arriva a rubare anche la miseria…

Piano Intellettuale, Room 296 

 

Prova a immaginarti la scena: lungo Corso degli Anni e Via di Seguito, attorno a un Paese fuori uso, le parole tracciano dei bizzarri personaggi. Militano nella categoria delle ipotesi, di quelle fondamentali intuizioni a priori senza le quali non si dà percezione, né rappresentazione del mondo… 

Quadro della Situazione, Room 296

 

Vallo a sapere perché questo malloppo galleggiante di rientrare in un certo ordine di idee campa così a lungo…

De Facto, Room 296

 

Nella precaria economia italiana, anche la speranza viene difesa come un impiego stabile, una carica a vita…

Gratta & Vinci, Room 296

 

Non riesco a partecipare a questa globalizzazione dell’emozione. Credo che non si debba necessariamente adeguarsi al modello dominante, vendere o comprare per essere riconoscibili. Vado dove ci si possa parlare tra persone, semplicemente. Cultura secondo me, è questo. Vuol dire discutere, incontrare gente che ti racconta il suo mondo…

Il piacere che mi dà questa condivisione è il piacere dell’umanità che abbiamo perduto, quello che il mercato ci ha tolto, perché non ci fa più relazionare tra essere umani ma tra clienti e venditori. Una cultura del sospetto, in cui tu hai qualcosa da proteggere e un altro qualcosa da rubarti…

Bagaglio Culturale, Room 296

 

Stai Calmo & Pace, Room 296

 

 

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