L’indicativo futuro

Mi hanno proposto di lavorare per loro. Mi hanno detto che l’innocenza della vita deve essere protetta, e che si deve impedire che la parola dei ribelli finisca per distruggere l’animo del mondo…

Non conoscono vergogna. Mi piacciono i volti del potere, li si riconosce subito: nessuna scusa, nessun rimorso, solo una pietra piantata all’altezza della testa e poi un monticello di terra grigia…

Mi sdraio fra questo manto compatto e i ciuffi di terra selvatica. Preferisco guardare i giovani. Non sono nuovi, ma sono belli. I loro Sogni sono più sbrigativi di quelli che trasmettono in televisione…

Mi raccontano le loro storie su Come solcare la palude stagnante dell’angoscia contemporanea. Hanno capito che la vita è darsi un abitare dalle parti del cuore. Nessun rigore, nessuna simmetria nella disposizione dello spazio. I giovani arrivano e prendono posto…

Che non vi separino da voi, e non vi guardino domani come si guardano le statue. Che la storia protegga il vostro ritratto, quello più fedele; quello più vero…

Siate responsabili fino in fondo. Comportatevi come per sua tranquillità il potere vi descrive: precari, drogati, saccheggiatori. Non mettetevi in salvo e insorgete al più presto…

 

 

 

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