Lei si chiamava «Giornata Mondiale dei Sogni». Era la sua etichetta di mercato. Incentivava le persone a riflettere sui propri desideri e a lavorare per realizzarli. La deponevo nel limbo e la mattina la ritrovavo china sopra una notte breve. La sorprendevo nelle lenzuola mentre raccoglieva brandelli di ricordi. Cantava un giardino di subalternità e di pioggia sottile…
Non sapevo dire quanto tempo fosse trascorso, perciò coltivavo la visibilità, la visibilità che cresce dentro. Ero in anticipo. In considerevole anticipo. La realtà era rumorosa. Inquieta. Inquinata. Tubi di scarico e clacson…
Un contegno risibile nel quale ci si lascia andare, ci si lascia diminuire con minuzia, con metodo. In effetti, attorno alla distesa di chimere e castelli in aria hanno innalzato un muro. Una muraglia leggera. Una recinzione, trasparente. Come una cintura flessibile stretta intorno alla fantasia…
«Giornata Mondiale dei Sogni» sentiva un buio fitto che reclamava la luce. Sentiva gli anni che reclamavano i loro giorni dispersi. Erano le tendenze del mercato che le gettavano sabbia sul viso. Era il “pensiero unico” che la seppelliva e lei entrava lentamente in un tunnel senza uscita…
Sognare è pericoloso. Un giorno il suo corpo scese nella Terra con dolcezza e ironia come sfidando la morte. Salì in ballo e disse: innanzitutto, spogliatevi. Andate nudi nella pioggia, andate nudi nella strada, andate nudi nel vento. Non portate più con voi le vostre abitudini e il vostro denaro. In secondo luogo, vi stanno raccontando un sacco di balle, se volete farvi sentire scendete in strada, e non per un solo giorno o per una settimana…
Per la «Giornata Mondiale dei Sogni», ci sono tipi diversi di realtà nello stesso mondo. Le vite del grande bene comune, morto e dimenticato da un pezzo, che si trovano fianco a fianco con società adulterate, immagazzinate nelle viscere del sistema scavato dal consumo…
Di conseguenza, il suo Sogno nel cassetto era quello del cassetto: evadere da quella base quadrata o rettangolare, campata in aria, che s’incastra in appositi vani di egoismo. E tradurre l’immaginazione. La grande immaginazione, quella che l’ha insegnato che senza gioia e partecipazione le belle parole non contano nulla…
Ho l’impressione che la demenza s’impadronirà degli uomini, diceva spesso. Del resto, ha già tentato più volte di rovesciare la democrazia e i diritti. Ci vuole un sistema forte perché le ingiustizie siano rispettate. Un mucchio di sogni infranti è un modo come un altro per salvare la nostra realtà…
Niente di veramente grave. E niente di drammatico nell’ammetterlo. “Sai, ho pensato che…”, le ho detto una mattina. “Sì”, ha risposto lei. «Giornata Mondiale dei Sogni» ha un garbo innato, una gentilezza spontanea che pochi giorni hanno…
