La chiamavano Dignità

La parola ho cominciato a praticarla come attività fisica. La frequentavo per non operare nella clandestinità e per avere amplessi più assortiti. Un modo di tenere cucita la vita. Una ginnastica mentale che si nutriva di nessi associativi…

I poveri sono matti, diceva Zavattini. Anche chi scrive, vorrei aggiungere. Quella forma di militanza che porta a scegliere un incedere sobrio, rude, scoraggiante…

Così è andata e sono sopravvissuto. Non ho storia. Se l’avessi gli chiederei di non farmi arrivare alla fine. C’è ancora molto da Sognare. Ci sono ore a cui non ho ancora sorriso e minuti che non ho ancora abbracciato…

Sarebbe bello soggiornare in un tempo imprevedibile che accende lo sguardo e va al di là della ragione. Un mondo che ha delle strane leggi: un’antica meraviglia e una nuova resistenza…

Abitare un giorno che rifiuta il possibile. Che scrive e cammina oltre quel confine. Per mettere i piedi in mezzo al fango e sporcarsi, alzare gli occhi dalla notte e scorgere il mattino…

Amare le donne, gli uomini, un gatto, un elefante, il vento come il silenzio, un albero come un fiore. Utopico non è pensare di cambiare il mondo. È pensare di non cambiarlo e riuscire a sopravvivere…

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *