Non ricordo. So che era un tempo piccolo, breve e malato. Forse sognavo. C’era un personaggio televisivo statunitense che voleva riscrivere (con l’assistenza tecnica di un Muschio sudafricano) la geopolitica internazionale. Il loro non era un programma politico, era un programma culturale. Due guerre commerciali in simultanea: una con l’Europa, l’altra con la Cina. Eravamo in una campagna elettorale permanente, le democrazie non stavano in piedi, la responsabilità politica non era assunta da nessuno…
Al di sopra della superficie libera del suolo, nessuno diceva niente, come se il silenzio imponesse agli altri altrettanto silenzio. *L’economia di mercato aveva creato questo momento storico, aveva acceso il Pianeta perché potesse bruciare, perché si calpestassero le ricchezze purché non andassero redistribuite*. Tutto continuava a girare in ossequio a questo diktat. Senza dubbio alcuno. Il ceto medio non protestava per guadagnarsi la benevolenza dei ricchi, i poveri per raccattare le briciole…
L’iperbole contemporanea era il frutto di questo vuoto, e le immagini grottesche della “Riviera di Gaza” o delle motoseghe brandite sotto gli occhi dei fedeli, ci dicevano delle idee di pace e di futuro che avanzavano. Anche la gente non comune amava la ricchezza, specie con la nebbiolina vaga della speranza. Il suo mondo era un vano compreso tra l’ultimo piano di un edificio e il tetto, ancora c’è il sole delle immortali fantasie messe in soffitta dove gli spiriti liberi riponevano vecchie utopie, un atto della ragione che le riparava dall’intelligenza emotiva e dal destino…
Da decenni ci si sbatte per la vivibilità di un pensiero differente che la sinistra storica garantiva, pur con molti limiti, e che adesso non garantisce più nessuno. Ricordo che in viale della Rivoluzione abitava un Sogno e faceva lunghissime passeggiate notturne, da solo, specie dopo che gli era venuto a mancare l’ideale. Era una zona viva, dove sentivi l’umanità vera e quella ariosa, collettiva, si passava in rassegna dalla notte fonda a sentirsi tutti insieme e tutti ognuno. Ora come ora è inutile muoversi, non c’è da sentire nessuno e soprattutto non c’è Sogno…
E adesso? Il tutto è molto complesso? Maggiore amplesso…
Note
*Alessandro Bergonzoni, “Intervista”, in Un Quotidiano, anno 2024
