Veste la meraviglia, contraddice il cielo, sostiene il mare. Volge a sinistra, sale su un poggio e si ferma in un crocevia di sguardi che rassomiglia alla stella dei venti…
Lei si chiama Domenica. Ha una dialettica mobile, di ricchezza rara, piena di espressioni cadute in disuso. Un eloquio tutto tessuto d’intercalari irregolari e screziati che tornano in risposta a piaceri completi e indefiniti…
Ai suoi piedi, luoghi desolati. Un recinto quotidiano costruito sopra tanti egoismi. Buchi nell’acqua della storia. E una terra calpestata, malmenata da quelli che credono che la felicità sia dentro un sacco e che il sacco sia sepolto nel verziere. E il verziere una favola raccontata dalla televisione…
