D’ordinario restava riservata, a tratti ostile, inadatta alle culture industriali. “Mi disse — vengo meglio mossa. Quando assemblo tratti dispersi e imbottigliata nel traffico dei pensieri stappo la fantasia. Dove si crede che una certa cosa è possibile, si discopre quell’audace immaginazione che ti vuole bene per come ti pensa e non per come ti vede. Quello che c’è da salvare non è il principio del giusto, ma è la giustizia. Allora chiudo la bocca per poter parlare, spodesto la ragione e cambio colore al conformismo… “.
Scrive molto ma forse meno che in passato. Deve continuare questo sogno o immaginare un pubblico che la invogli a Sognarlo?
