Professare la parola non ci protegge. La parola non basta a se stessa. Ho sempre pensato che comunicare volesse dire riflettere collettivamente, per guardarci attorno e andare avanti insieme…
La gente mi pare che fraintenda: sembra che la scia di informazioni virtuali che noi lasciamo conti più della nostra vita reale. Non ha ancora donato nulla al nostro progetto, e potrebbe non essere affatto rilevante…
In ordine sparso, sotto l’onda continua di un cortocircuito evidente, costrette a vivere insieme senza più riconoscerne le ragioni, molte persone non si accorgono che non interessano più al mondo, se non come consumatori, numeri senza identità e senza storia…
Non si accorgono, cioè, che quando l’interesse è soltanto individuale, privato, incapace di combinarsi in qualsiasi progetto con gli altri diventa irrilevante. Lancia solo un grido, ma non può dar vita a nulla…
Questo “sistema sociale” afferma che la gente c’è, ma dice anche che è innocua: ho appena visto un’ingiustizia e non le ho fatto nemmeno una foto col cellulare…
