“Mi disse — la vita è bella. Riconosco che è la società in cui viviamo a renderla difficile. Un grandioso insieme organizzato troppo rapido, troppo esile, troppo superficiale. Ci vuole una gran spinta per farlo ruotare sui cardini…
Qui parlano sempre di soldi, di difficoltà e di preoccupazioni. La promessa è diventata la nostra casa provvisoria. Un ammasso di macchie monotone perfettamente allineate, con continue tensioni tirate a lucido, qualcosa di simile a una palla di plastilina consumata dall’abitudine al pacchiano, assemblata con dei rottami di ‘valenza’ emotiva…”.
