Diaz

Genova, Italia, il paese dei miei stivali, 21 luglio 2001.

Pochi minuti prima della mezzanotte reparti mobili della Polizia di Stato con il supporto operativo di alcuni battaglioni dei Carabinieri fanno irruzione nella scuola Diaz…

L’edificio è stato messo a disposizione del comune di Genova e adibito a centro stampa. Nei suoi quattro piani ospita attivisti, manifestanti e giornalisti legati al Genoa Social Forum…

Delle 93 persone disarmate e semiaddormentate ospiti all’interno della scuola, dopo l’irruzione della polizia 63 sono portate in ospedale, tre delle quali in prognosi riservata e una in coma…

I restanti 19, seppur feriti, sono prelevati e spediti nel centro di detenzione di Bolzaneto, dove sono trattenuti altri 203 manifestanti fermati nei cortei. La caserma diventa un luogo di terrore per 222 persone…

Questa storia può essere raccontata solo grazie al duro lavoro coordinato da un pubblico ministero appassionato e coraggioso, Enrico Zucca. E questa non è semplicemente una storia di poliziotti esaltati. Sotto c’è qualcosa di più grave e preoccupante.

La Corte europea dei diritti dell’uomo condanna (nel 2015 e nel 2017) l’Italia per i fatti della Diaz al G8 di Genova, riconoscendo che le leggi dello Stato risultano inadeguate a punire e prevenire gli atti di tortura delle forze dell’ordine…

La classe politica mette allora una pezza peggiore del buco: produce una legge pro forma che derubrica il reato di tortura rendendolo reato comune…

Siamo alle solite. Nel ricordo d’un inimmaginabile Belpaese dalle vie fangose, solcato dalle rotaie delle carrozze dove s’impasta lo sterco dei cavalli, si commettono crimini, e si fa di tutto perché possano accadere di nuovo…

 

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