Viviamo un mondo al contrario, che ci insegna a soffrire la realtà invece di cambiarla; figlio di quell’acquisizione ingessata in dogmi che confonde la passione con la professione, gli orologi con il tempo, la crescita con il progresso…
L’analisi critica del discorso, a ogni modo, preferisce non parlarti di questi tempi moderni che suonano sempre molto eruditi. Fermi alle prime impressioni, così gonfi di parole piuttosto monotone e tristi. Preferisce glissare su questa ampollosa raccolta di lamentele esposta alla luce dei social, associata a una sedicente indignazione che si manifesta solo di tanto in tanto…
Ha un concetto drammatico della vita e romantico: fa della vita degli altri la vita propria. Non ama rarità e fenomeni di scarsa frequenza. Non la riguarda ciò che non giunge profondamente alla sua sensibilità. In quest’atmosfera di pace relativa e di antiche reticenze, si rifiuta di pensare che l’umanità sia andata irrimediabilmente perduta…
Non riesce a partecipare a questa globalizzazione dell’emozione, a tollerare questa normalità sconcia, fatta di corruzione, corrosione morale, sorda e sotterranea disgregazione civile. L’analisi critica del discorso prova a vincere la tentazione corrente di essere parte di un mondo che apparentemente funziona…
Dominato dall’intrattenimento, assediato dai bisogni indotti, che approfitta del suo spirito di adattamento per farle sembrare plausibile, o normale, ciò che normale non dovrebbe essere. Si riconosce in questa diversità di approccio alla vita, in quell’elegante incedere che spinge l’egocentrismo umano verso il bene collettivo…
Crede che non si debba necessariamente adeguarsi al modello dominante, vendere o comprare per essere riconoscibili. Ha intrapreso questo discorso perché vuole provare a vivere senza essere un cliente. Il piacere che le dà questa manifestazione del pensiero per mezzo della scrittura è il piacere dell’umanità che abbiamo perduto…
Quello che il mercato ci ha tolto, perché non ci fa relazionare più tra esseri umani ma tra clienti e venditori. Una cultura del sospetto, in cui tu hai qualcosa da proteggere e un altro qualcosa da rubarti…
L’analisi critica del discorso vorrebbe parlarti ancora di quel che pensa, di quel cercare dentro le cose e penetrare nelle profondità di quanto è già presente. Non ne farei una questione personale. Ora crede di essere piuttosto indifferente a quello che pensano le persone. Vive con intensità. La terrorizzano la remissività e l’omologazione sociale. Vuole dire che desiderare, non essere desiderata, è quel che la eccita…
Grandi occhi scuri e bocca generosa, viso incarnato olivastro, abito con balza color panna e argento con ricami di fiori delicati in tessuto broccato, maniche al gomito…
Nel periodo buio in cui si deve compiacere a ogni costo il pubblico, l’analisi critica del discorso è una visione fatta di sola visione, che mi aiuta a capire quanto sia pieno quel vuoto quotidiano se usciamo dalla corsa lineare, consolatoria, e applichiamo un significato diverso all’esistenza…
La cosa mi rallegra. Mi sembra di incominciare a vedere meno discorsi e più fatti, RaffaPa, eritArt.com. Il silenzio è una terra. La parola un sentiero.
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